Nasce «Dal gran al pan»: per ora varie farine «bio» nel futuro il pane

AMBLAR - Farine biologiche di grano, segale, grano saraceno. Fatte in casa, dove sono state posizionate vecchi «mulini» recuperati in varie parti della regione, e gli attrezzi un tempo utilizzati per lavorare i terreni prima, le  granaglie poi. Fino a mettere in piedi un’attività, «Dal gran al pan», che sarà attivata nel breve periodo.

Autori di questa riscoperta di lavori di un tempo sono i fratelli Cornelio e Giovanni Pezzini, noti in valle per la segheria che gestiscono ad Amblar, specializzatasi negli ultimi anni negli articoli da giardino. «Un’idea che ci è nata grazie a degli amici che a Tret e San Felice hanno avviato da qualche anno simili coltivazioni, proponendo ora la festa della trebbiatura di San Felice. E’ stato partecipando a questa festa, promossa dai nostri amici  Adriano Antiga e Enrico Ausserer, che abbiamo deciso di iniziare una iniziativa analoga», afferma Giovanni Pezzini, 57 anni, affiancato dal fratello Cornelio, di 54. I due hanno così deciso di mettersi alla ricerca delle macchine necessarie, e grazie anche alla loro attività sono riusciti a farne incetta: Giovanni ha recuperato in zona una macina a pietra verticale del 1942, mentre un mulino a macine orizzontali lo ha trovato a Vipiteno.

Con orgoglio mette in moto quest’ultima, che lavora i chicchi separando automaticamente la farina bianca, l’integrale, il cruschello e la crusca. «Macchine che abbiamo dovuto smontare, ripulire, riparare, rimontare  pezzo per pezzo», commenta Giovanni, che le sue le ha riposte nei locali interrati sottostanti la falegnameria.

Anche suo fratello Cornelio ne ha recuperate due: una a Ruffrè, una a Don. Quella in funzione è datata 1935, anno stampigliato su una delle pesanti macine in pietra. Anche lui la mostra con orgoglio: «Vedi quello », dice indicando un ingranaggio, «è un pezzo recuperato da un camion militare». Un tempo non si buttava niente... A fianco del mulino l’«arcia» (scaffale in cui venivano riposte le farine), che sa di antico; tutt’attorno, attempati attrezzi da lavoro. «Abbiamo voluto provare, ci stiamo prendendo gusto», affermano i due fratelli. «E’ un modo intelligente di utilizzare il tempo libero, dà grandi soddisfazioni, riportandoci a quando eravamo ragazzini, quando queste attività venivano svolte da tutti, quando c’era povertà e non si gettava niente».

Il loro seminato occupa 2-3 mila metri quadrati di campagna: sono partiti con frumento, orzo e segale, ora hanno aggiunto il grano saraceno. «E’ difficile persino procurarsi le sementi »; afferma Giovanni. «Quelle dell’orzo le ho trovate a Tortoreto Lido, in Abruzzo...». I campi sono coltivati come un tempo: il «motore» è un cavallo, niente trattori, solo fatica e sudore. «Quest’anno abbiamo fatto 4 quintali di farina di segale », dice Cornelio. «La siamo per le nostre famiglie, ne regaliamo agli amici. Nelle nostre case si fa il pane». La loro attività  ha aderito al «Naunio», la moneta locale delle valli del Noce. In prospettiva commerciale? «Ci si può arrivare», dicono i Pezzini. «Un passo alla volta, si può arrivare a fare del pane bio, proporlo sul mercato». Di nicchia, ovviamente. «Per noi»,conclude Giovanni, «l’importante è un’attività che ci diverte, produrre alimenti genuini per noi stessi, sperare che qualche giovane colga il messaggio ».

di Guido Smadelli - Articolo e foto tratti dal giornale “L’Adige” del 25/01/2011