Difendere lo spirito della montagna

di Franco De Battaglia


“Il Trentino è ricco di montagne e di località turistiche. Madonna di Campiglio è però, per così dire, la nostra nave ammiraglia. Noi cercheremo che sia sempre più forte, non le faremo mancare i mezzi. Ma noi non possiamo conservare lo Spirito della montagna. Lo Spirito della montagna deve essere difeso e vissuto dalla gente della montagna, dalle guide alpine, dalla comunità.” Lorenzo Dellai (Pinzolo, 16 settembre 2011)

Insomma, la Provincia può dare i soldi, ma una cultura di popolo, i sentimenti, il rispetto, la voglia di cooperare, nella montagna devono mettercela le genti che la vivono, le comunità. Ha colpito molti, fra i moltissimi che affollavano la sala dei congressi di Pinzolo, venuti a salutare Cesare Maestri che riceveva il Premio della Solidarietà Alpina, sentire il presidente della Provincia Dellai pronunciare queste parole - spirito della montagna - in tono schietto e convinto. In politica, si sa, fra ciò che viene enunciato e quello che poi viene realizzato, si aprono spesso baratri profondi. Anche nel Trentino, semplicemente osservando il paesaggio degli ultimi anni, le circonvallazioni di tipo autostradale fra valli e paesi, le tipologie edilizie sfigurate, i ponti alla Brooklyn sulle piste ciclabili, ci si rende conto di quanto «spirito» sia andato perduto. In questa «perdita» la politica e l’amministrazione hanno avuto colpe gravi, e la maggiore è stata che l’Autonomia ha avuto paura di se stessa di fronte ai prepotenti, e non ha saputo sostenere i denari elargiti con quella cultura di spirito e ambiente che sola impedisce alla ricchezza di degenerare in volgarità.


Il fatto che a Pinzolo, nel clima della giornata, il presidente della Provincia abbia speso il suo nome per richiamarsi a valori profondi, non materiali da cui ripartire, ora che l’autonomia torna a rischio, è apparso importante. Merita un’apertura di credito. Un’adesione. Va preso in parola Lorenzo Dellai, perché questo richiamo alla «spirito della montagna» (parole forti, coraggiose oggi che lo «spirito» viene irriso dall’economia) è stato pronunciato a Pinzolo. Campiglio, non è forse l’«ammiraglia» (vorremmo evitare le bordate fassane e gardesane!) ma è certo la «vetrina» dove il Trentino mostra con più evidenza i suoi pregi e le sue cadute, dove si gioca il futuro.


È infatti il luogo dove si scontrano le maggiori pressioni consumistiche e i più integri territori di natura, le ricchezze più disinvolte (dal «nero» che si riciclanelle seconde case agli sperperi dei nuovi ricchi russi) alle tradizioni più radicate, amate, difese. Tradizioni non solo di boschi, rocce, case da mònt, ma di fatica, laboriosità, emigrazione, ritorni. È il paese alpino delle maggiori contraddizioni, poste come sfida a tutto il Trentino. Se il Trentino saprà elaborarle, risolverle, potrà porsi all’avanguardia, nelle Alpi, di una nuova cultura alpina, capace di contemperare natura sostenibile e frequentazioni di massa. Per armonizzarne le contraddizioni (fissare un metodo, fissare dei limiti, elaborare uno stile) nessuna spesa è troppo costosa. Sono investimenti in futuro. Ma non possono essere costruiti solo sui soldi. Né solo sui progetti degli ingegneri.


Dellai, ancora, va preso in parola perché lo «spirito della montagna» l’ha richiamato festeggiando Cesare Maestri, uomo pieno di generosità e di contraddizioni, non sempre «spirituali» in montagna. Ma Dellai l’ha riconosciuto: «Ti vogliamo bene per come sei», ha detto. «Perché - ha aggiunto - rappresenti il carattere di noi trentini, con le virtù orgogliose ed i difetti anche oscuri». Cesare Maestri aveva detto di ritirare il premio non per sé, ma anche per le Guide (nate 100 anni fa come società di mutuo soccorso, non come associazione si «supermen»!) e sul palco c’era una rappresentanza di chi Maestri voleva condividesse il suo premio, il Soccorso Alpino con il patriarca Angolino Binelli, l’Ana, il Filmfestival con Egidio Bonapace, le volontarie dell’Apt, il Coro Presanella … la cultura della montagna non è affidata agli «eventi», ma si radica in queste presenze.


Di fatto la montagna ha uno «Spirito». La montagna unisce le esperienze fra cielo e terra, offre un «altro» tempo, un altro spazio a chi la percorre, promette libertà in cambio della fatica, accoglie chi torna esule dalle società e dai «mercati» che l’hanno respinto. Vivere e difendere lo Spirito della Montagna: un buon progetto per tutto il Trentino.