Sentieri

di Franco de Battaglia

La giunta provinciale dopo aver sentito il parere della 3° commissione legislativa provinciale (che invece non si è sentita in dovere di ascoltare le associazioni ambientalistiche, come già accaduto con la legge sugli elicotteri) ha approvato il nuovo regolamento sulle strade forestali.

Questo regolamento permetterà ai cacciatori (accompagnati da esperto) di inserirsi con l'auto nelle aree più delicate delle nostre foreste e dei pascoli. Ci saranno sempre maggiori problemi di controllo degli agenti sulla attività venatoria, fiorirà la fantasia, già fertile, dei cacciatori per raggirare la sorveglianza, saranno sempre più evidenti le situazioni di rischio sulle strade (nessuna collaudata) con ricadute di responsabilità dirette sui sindaci.

Ma quello che più scandalizza è l'uso indecente dei portatori di handicap che viene fatto in questo regolamento. Il mondo politico utilizza questa categoria di persone per giustificare ogni possibile demolizione delle leggi sulla tutela ambientale. Forse è venuto il momento di commissariare anche il Trentino.   (Luigi Casanova)

 Il populismo non alberga solo a Roma, ed è certo sconcertante, per chi prova ancora il piacere e l’orgoglio di vivere in questa terra trentina, osservare l’involgarimento del territorio, consentito e incoraggiato quasi dall’Autonomia (ah)! in una rincorsa politico-istituzionale senza fine (commissioni, comuni, giunta …), ma anche il disprezzo con cui una componente civile e culturale decisiva come l’ambientalismo alpino, che ha il solo torto di essere educato e pacifico, viene trattato. Ignorato a fronte delle lobby più prepotenti. Il Trentino sarebbe ridotto ad un rottame territoriale, come gran parte del paesaggio italiano, se le grandi battaglie ambientali non l’avessero tutelato in alcune sue “enclave” strategiche: e citiamo solo pochi nomi,ché altri potrebbero aggiungersi: i Videsott, Aldo Gorfer, Giuseppe Sebesta, Flavio Faganello. Oggi l’autonomia ufficiale disprezza, con i fatti, la loro eredità. C’è, in provvedimenti come questo sulla “liberalizzazione” delle strade forestali (destinata, evidentemente, ad aprire la porta ad infiniti ricorsi giudiziari, con l’effetto di portare il caos normativo sulla montagna) una evidente volontà subconscia di penetrare, erodere il paesaggio della montagna, stuprare lo stile antico del suo equilibrio. E’ la montagna, in fondo, che si vuole catturare, uccidere, prima ancora dell’animale, e lo si fa impossessandosene con il motore a scoppio, prima che con la pallottola dello schioppo.  Ma c’è anche qualcosa di peggio. Come la città e i fondovalle sono stati “appaltati” agli immobiliaristi (ed ecco le conseguenze, le 4000 case vuote nella sola Trento, il paesaggio sconvolto dai capannoni, la “bolla” di mutui e prestiti che mette in ginocchio il sistema del credito) così la montagna è stata appaltata agli impiantisti, e ai cacciatori. Le conseguenze sono ugualmente deleterie. I primi segni di “rifiuto” turistico verso questa montagna omologata al consumismo meccanizzato urbano sono già evidenti, come ben sanno i maestri di sci, mentre nella caccia vengono premiati gli pseudo-cacciatori, quelli che vanno a sparare in macchina, mordi e fuggi, un paio d’ore dopo pranzo, o prima del bianchetto, che lì si è visto il capriolo, o il cervo, e occorre raggiungerlo in fretta, lungo la “forestale” per abbatterlo. O, peggio ancora,  quelli che sparano dal finestrino, con quei fucili dalla mira elettronica (fa tutto la centralina laser computerizzata, basta un “clic” sul grilletto) che colpiscono il bersaglio anche a 500 metri, con visori notturni raffinatissimi, gioia dei bracconieri, come ci si può documentare con profitto leggendo le offerte pubblicitarie su “Il cacciatore trentino”.

 Si è notata palesemente una caduta della cultura della caccia in questi ultimi anni. Lo sanno gli stessi cacciatori, che cercano alternative a un Trentino sempre meno attraente in Toscana, in Austria, in Croazia. Ma la conferma viene dal fatto  che i cacciatori tacciono, quando dovrebbero essere loro i primi, più gelosi difensori della montagna contro la motorizzazione, contro il disturbo degli animali, perché dietro i Suv dei cacciatori vengono quelli dei turisti, dei fungaioli, il calpestio del bosco, il disturbo delle covate. Andare a caccia in Suv è l’anticaccia. Nella sua ultima uscita pubblica prima di ammalarsi, alle Terme di Comano, invitato da “Ars Venandi”, Mario Rigoni Stern, che i cacciatori considerano come il loro nume tutelare, aveva tenuto un magistrale intervento per mostrare come la caccia tradizionale sia dentro la cultura alpina, fatta di conoscenza del territorio, competizione leale, capacità di emozioni nel bosco. Non aveva detto che la nuova caccia serve soprattutto a incentivare la vendita di fuori strada per sostenere il mercato automobilistico in crisi. In questa dimensione l’accompagnatore “esperto” è un’altra ipocrisia: chi conosce le valli sa che se ne trovano parecchi, molto disponibili.