"Spesa più alta? Siamo in montagna"

di Mauro Gilmozzi

Ho letto sull’Adige l’intervento del senatore Tonini in tema di “spending review” e tagli all’autonomia, e mi sembra giustificare un po' troppo gli "strappi costituzionali" operati dal governo verso la nostra autonomia. Cosa che io non condivido. Il Trentino e' pronto a fare la sua parte, per il risanamento dei conti pubblici. In tal senso e' depositata da febbraio una proposta che meriterebbe almeno una risposta da parte del Governo. Non  sono d'accordo nel liquidare il Patto di Milano come un fallimento. Pensate cosa sarebbe successo senza il patto di Milano, se dovessimo negoziare oggi ad esempio le quote arretrate o l'autonomia degli enti locali. Certo dobbiamo prepararci ad affrontare una revisione forte delle nostre finanze, che già oggi sono nei fatti sotto i 9/10, e pensare a nuovi strumenti finanziari, per i quali mi è parso interessante il contributo di domenica scorsa sull’Adige.

Noi stessi stiamo esplorando ipotesi simili o legate alla finanza di progetto, e siamo quindi pienamente consapevoli della situazione dei problemi e delle opportunità, ma la questione che non pare essere sufficientemente approfondita e' la seguente: il Governo, nella sua azione di risanamento dei conti pubblici, sta trattando le nostre Istituzioni, come una propria ripartizione burocratica, alla quale impone obiettivi specifici, che negano la nostra Autonomia, non solo in termini giuridico-formali, ma nei suoi stessi presupposti politici ed istituzionali. Come possiamo pensare infatti, che la compartecipazione del Trentino agli obiettivi finanziari del Paese passi attraverso l'applicazione di modelli standard, del tutto incompatibili con la realtà di un un territorio alpino di 6400 kmq. di cui l'80% posto a quote superiori ai 1000 metri ed entro il cui perimetro vivono 530.000 abitanti suddivisi in 217 Comuni? Se a questo territorio vogliamo ancora attribuire un valore, dobbiamo valorizzare in primo luogo le genti che lo abitano per il loro ruolo di presidio e tutela dell’ambiente, esercitato anche grazie alle relazioni sociali ed economiche cui danno vita quotidianamente, espressione di una speciale capacità di vivere in condizioni orografiche ed ambientali difficili, a volte estreme.

Se vogliamo rilanciare il Trentino come risorsa del Paese in uno spazio alpino che sia vero laboratorio di sostenibilità secondo i principi della stessa Convenzione delle Alpi, non possiamo negargli quelle prerogative che nei secoli gli hanno permesso di essere quello che è oggi e cioè uno spazio di vita e non uno spazio abbandonato. Parlo del modo con cui da noi si fa sistema, si costruiscono reti funzionali per garantire servizi, opportunità di lavoro e qualità della vita diffusi sul territorio. Parlo di rapporti tra città alpine e valli, di integrazione e non di perifericità. Penso ad un modello di cooperazione e sviluppo che trova le sue radici in una storia antica di beni comuni, oggi di grande attualità.

Un modello istituzionale ed economico che ritroviamo nel PUP di Kessler, nella nostra Cooperazione. Penso al modello di sviluppo "renano o alpino" che si contrappone a quello metropolitano, a Michel Albert nel bel saggio economico intitolato "capitalismo contro capitalismo". Mi riferisco agli importanti contributi portati su questi temi da Annibale Salsa proprio sull’Adige, da sociologi come Giuseppe De Rita o Aldo Bonomi sul Corriere della sera o alle acute analisi di Marcia Christoff Kurapovna, scrittrice americana che su The Wall Street Journal, cita l'Alto Adige/Sűdtirol come esempio per un Italia ed un Europa che sappiano valorizzare le differenze, anzichè l'omologazione come via per la crescita. Ecco, questo modello che ci é possibile realizzare in Trentino, proprio per la nostra Autonomia, e che ci è quindi garantito costituzionalmente, non può essere smantellato, un pezzo alla volta, per quanto difficile sia la situazione finanziaria del Paese. Anche perché il modello centralista che per contro ci verrebbe "somministrato" non pare proprio tenere conto dei cambiamenti economico sociali, dei nuovi paradigmi globali dello sviluppo e della sostenibilità, che impongano di ripensare alla radice i modelli delle città metropolitane nate sulla spinta di uno sviluppo industriale che non è ne sarà più lo stesso.

Insomma, un autonomia privata della sua rete di servizio sociale, sanitario e ospedaliero, di una attività scolastica diffusa sul territorio, di servizi di mobilità e di connettività, di servizi sociali, di presidi per la sicurezza, della gestione delle risorse del suo territorio, è un autonomia senza speranza. Dai posti letto negli ospedali, alla soppressione delle sedi distaccate dei tribunali e dei giudici di pace; dalle standardizzazioni di procedure edilizie, ai condizionamenti sulle concessioni idroelettriche; dai continui tentativi di cessione al libero mercato dei servizi pubblici economici come acqua e rifiuti, alla soppressione dei treni e quindi di importanti connessioni con le reti  ferroviarie; dalla mancata accettazione di qualche clausola di salvaguardia, all'iniquità di pretese finanziarie lineari che non premiano certamente i virtuosi, non può lasciarci indifferenti ne rassegnati ad assecondare questa impostazione nel superiore interesse nazionale. Se abbiamo il dovere di partecipare, insieme a tutti gli altri, all'azione di risanamento del Paese, abbiamo anche il diritto di usare tutti gli strumenti dell'autonomia, con nostre decisioni, per raggiungere gli obiettivi concordati. E su questo c'è bisogno di parole chiare.

In questo momento i Trentini hanno bisogno che tutti i parlamentari che conoscono ed hanno a cuore le ragioni dell'Autonomia, si adoperino per sostenerla, consapevoli dei nostri e dei loro punti di forza oltreché di debolezza, in un quadro che se condiviso ovviamente, ci tuteli e non ci colpevolizzi. Il Trentino si sta preparando anche ad affrontare una nuova fase della sua Autonomia, il cosiddetto terzo Statuto, necessario per moltissime ragioni e la cui importanza, tempi, modalità e soprattutto conoscenze ed approfondimenti, sono tali da suggerire un percorso in buona parte autonomo, rispetto all'urgenza di definire gli aspetti finanziari di cui sopra. Ma se è nel dialogo e nella chiarezza, non nelle semplificazioni, la strada maestra per affrontare con il Governo la complessità che questi processi portano con se, dev'essere altrettanto chiaro che il contenuto giuridico dell'autonomia è importante anche e soprattutto adesso e va difeso.