Formaggio, birra, biscotti alla farina gialla e insaccati: i tanti prodotti dell’imprenditore

RONCONE - Lo troviamo eccezionalmente (di solito è in laboratorio) dietro al banco frigo del suo negozio, in piazza a Roncone, mentre serve ad una cliente la «cioncada», che poi (almeno da queste parti) sarebbe la «spressa» prima che diventasse formaggio industriale e cavallo di battaglia del Caseificio Pinzolo-Fiavé.

Anche Alessandro Bazzoli, classe 1964, ha un passato nel caseificio: casaro fino al 2003, quando si dimise per «mettere su il mio caseificio piccolo», spiega, «e l’impianto della birra, perché g’ho ‘na gran pasion de bira», esclama ridendo. In effetti la «Alexander Bier» era cercata (e trovata) anche nei bar della zona. Ma ad un certo punto smise di farla. «Ma riprenderemo - assicura Sandrino - perché è più richiesta oggi che non c’è rispetto a quando la facevamo ».

Sandrino (così lo conoscono tutti) è uno che quando sta fermo gli vengono le formicole alle mani, quindi pensa, inventa, compera, vende... Mica compera solo prodotti per venderli! No. Aprì il negozio, poi comperò un capannone. Nel 2006 rilevò il panificio Dagani (allora ce n’erano tre in paese, oggi è rimasto l’unico): a causa del panificio smise di fare la birra. «Era tutto a scatafascio - racconta - tanto che siamo partiti producendo 40 chili; oggi siamo a 6 quintali e copriamo tutte le Giudicarie, il basso Sarca e la valle di Ledro».

Pane e non solo. Alla festa provinciale della polizia locale a Storo e Sandrino ha fatto un figurone con i suoi biscotti... Attenzione, a suo modo è un evento epocale. Sì, d’accordo, il parolone è troppo grosso, però... Insomma, per farla breve, alla festa della polizia di Storo sono arrivati i biscotti di farina gialla fatti a Roncone. Come dire? Il monopolio dei panettieri di Storo è finito. Compera Alessandro. «A Lardaro abbiamo acquistato diecimila metri di terreno per fare l’allevamento suino. Così smaltisco il pane vecchio e le trebbie (l’orzo macinato) della birra e non compero neanche un chilo di farinaccio. Allevamento libero, perché i maiali crescono meglio». Quindi aspettiamo il salame fatto in casa... «Dalla primavera la struttura dovrebbe essere pronta. Noi siamo svelti! Abbiamo giù capre, cavalli... Mio figlio ha la passione dei cavalli».

Ecco, il figlio. L’azienda di Sandrino può contare sulla famiglia intera: moglie (che sta in negozio), figlio diciannovenne con morosa, figlia ventiduenne con moroso. Cosa vuoi di più?». Avuti presto... Ride di una bella risata rotonda Sandrino: «L’ho detto, siamo svelti. Come diceva mia nonna, “me so maridada perché ho pensà che le ‘n mestér fat!”». Torniamo ai biscotti? «Stanno prendendo piede. La ricetta è diversa rispetto agli storesi.

Oltre ad avere il burro nostro, burro crudo, elemento fondamentale della pasticceria, con un profumo... », si esalta Sandrino, «noi mettiamo un po’ di miele, naturalmente delle api del Chiese, di Walter Mora di Ladrone ».

Il burro è fatto come la cioncada e la toma delle Giudicarie nel caseificio che Sandrino ha a Lardaro. Tutti nomi recuperati dalla tradizione. «La toma è più grassa della cioncada e veniva fatta in primavera. Il metodo è sempre latte crudo e lavorato come una volta, acquistato da due stalle ronconesi gestite da giovani. Di pastorizzato abbiamo solo le caciottine perché lo esige la legge. Poi c’è la formaggella dal gusto molto accentuato, chiamata Monte Cadria». Tutto venduto nel negozio «Sapori della valle del Chiese» di Roncone, ma non solo.

Pensa, inventa, compera... Il vulcano Sandrino, grazie alla collaborazione con il caseificio Fontanèl e con Bronzini Carni di Fiavé («bisogna farsi forza fra piccoli», teorizza), ha aperto un negozio a Tione e ne aprirà un altro a Ponte Arche. Negozi, fiere e ambulantato. «Dalla primavera si partirà con il camion». «Quante cose», commentiamo. È contento Sandrino: è il ritratto dell’ottimismo. Ride: «Quante robe che se farìa a averghe ‘n po’ de pu de témp!».

 

Di Giulio Beltrami – Articolo e foto tratti dal giornale “L’Adige” del 23/01/2011