La pastora Maria Cheyenne Daprà

Nata in Baviera trentanni fa, Cheyenne, dopo la scuola steineriana di Wangen, ha frequentato una scuola per pastori e ha lavorato come transumante nella Foresta Nera e in Svizzera. Dal 2001 vive in Val di Rabbi dove pascola il suo gregge “per la cura ed il mantenimento del paesaggio”, grazie ad una convenzione con il Comune. Si tratta di una delle prime iniziative di questo tipo in Italia: una nuova modalità di mantenimento del verde in grado di dare, a costi contenuti, un valido supporto per lo sfalcio dell'erba, il contenimento delle malerbe e per la concimazione del terreno.

La storia di Cheyenne è diventata anche un film-documentario “Cheyenne, trentanni” di Michele Trentini, che racconta la sua vita “particolare”. La vediamo falciare l’erba, costruire recinti, prendersi cura delle pecore, seguire le transumanze nella valle, andare al pascolo in solitudine e incontrare gruppi di turisti durante l'estate di Cheyenne. La sua è innanzitutto una scelta di libertà. Questo lavoro le permette di vivere pienamente in un ambiente naturale. Sguardi, silenzi, racconti e immagini ritraggono una giovane pastora che si confronta con il suo tempo, le sue scelte, il suo lavoro. Il film diventa anche occasione per una riflessione sul mondo del lavoro, sugli ideali e le possibili scelte di una generazione. Lo stesso autore Michele Trentini ci dice: “C’era la voglia di raccontare i trent’anni da un punto di vista non consueto, quello di una ragazza di montagna che ha fatto una scelta coraggiosa, decidendo di lavorare con le pecore”.

Cheyenne ha le idee chiare ed ha scelto la sua strada: fare la pastora! Un lavoro inusuale, soprattutto per una ragazza. Eppure ad ascoltare Cheyenne sembra un mestiere come tanti. Con la normalità e la spontaneità con cui ci parla di sè e delle sue scelte, la giovane pastora rende praticabile una strada lavorativa altra che provocatoriamente, alla fine del film, sembrerebbe non avere più nulla di straordinario. Ad essere straordinaria invece è propria questa “normalità” di Cheyenne: “Mi piace avere una casa, mi piace avere un posto dove tornare, dove stare (..) io ho fatto la transumanza in Germania e so come è la realtà, non è per niente romantica, è un lavoraccio e fatica. Il mio lavoro mi piace perchè a parte la passione di allevare le pecore e di portarle al pascolo, ho la possibilità di fare qualcosa per il luogo in cui vivo. Mi sento la giardiniera alternativa della valle, mi dà soddisfazione vedere in questi prati incolti (alcuni erano abbandonati da 10 o anche 20 anni) aumentare di anno in anno la biodiversità, il terreno torna ad essere solido, il bosco non avanza. Il mio lavoro mi piace, mi sento libera…”

Il documentario «Cheyenne, trent’anni » ha vinto un altro premio, quale miglior documentario presentato al «Sardinian Sustainability Film Festival», concorso cinematografico sulla sostenibilità sociale ed ambientale svoltosi ad Abbasanta e Norbello, in provincia di Oristano. La giuria ha motivato il premio affermando che «la storia lavorativa della pastora per scelta Cheyenne costituisce un esempio di apertura mentale e di coraggio». Per questo lavoro, realizzato da Marco Romano e Michele Trentini, con protagonista la giovane rabbiese «Cheyenne» Daprà, si tratta del dodicesimo riconoscimento in festival cinematografici.  (Dic. 2010)